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Editoriale

UN NUOVO AMORE?  

È il momento del Blu Ray Audio.

Esiste la fondata possibilità che gli appassionati di tutto il mondo non debbano affidarsi in via esclusiva alla rete per ascoltare musica ad alta risoluzione. Nossignori! Pare che qualcuno dei capoccioni che si occupano di Blu Ray una sera, dopo l’ennesimo whisky, sia improvvisamente saltato sulla sedia esclamando: ”e se ci mettessimo solo la musica?”.

Gli altri scienziati come lui presenti al festino sembra abbiano risposto: “Ma dai! Come abbiamo fatto a non pensarci prima?” e l’altro: “Ve l’ho sempre detto che torbato (il whisky) è migliore…”

Ora, a parte tutto quello che si potrebbe scrivere di un’industria dell’intrattenimento che negli ultimi dieci anni ha sbandato spesso e volentieri, uscendo anche di strada con l’avventura SACD (altro amore finito male per noi audiofili), mi chiedo: ma ci vuole davvero così tanto per arrivare a partorire un supporto discografico che sia al contempo pratico, capiente e capace di stipare una grande quantità di dati?

Molti, io per primo, trovano straniante non possedere più un disco fisico, una copertina, un libretto con note informative. Certamente però la qualità promessa dalla musica scaricabile dalla rete e la sua fruibilità sono un qualcosa di sensazionale.

Il Blu Ray sembrerebbe essere quindi la più grande trovata dai tempi della ruota o, perlomeno, dai tempi del cerchio in lega. Permette di avere 25 Gigabyte di musica per ogni facciata nella più alta qualità possibile oggi (e, verosimilmente anche domani perché si è visto che aumentando a dismisura frequenza di campionamento e lunghezza della parola in bit non si conseguono miglioramenti significativi) ed essendo copiabile su qualsiasi altro supporto (pennette USB, Hard Disk, ecc., ) tanto quanto l’odierno cd, consente che la sua qualità sia “liquidamente” fruibile.

Su questo numero delle Guide di Fedeltà del Suono dedicate al mondo del digitale in campo audio cominciamo una disamina attenta e puntigliosa di quanto sia possibile sperare di ottenere da questo nuovo mezzo. Le prime due macchine Blu Ray da noi provate appartengono provocatoriamente al mondo consumer e sono decisamente orientate all’audio video.

Nonostante questo, la prova d’ascolto condotta in modalità esclusivamente audio, ci ha lasciato di stucco considerando l’esigua spesa necessaria per entrare in possesso di questi lettori. Se il Blu Ray dovesse incontrare i favori di tutta l’industria discografica e se i suoi protocolli avessero di conseguenza la facoltà di durare nel tempo al contrario di tutto quanto proposto sin qui dopo il compact disc, l’avvento di macchine Blu Ray solo audio progettate e prodotte da marchi hi-fi e Hi End sarebbe inevitabile. E con loro la consacrazione definitiva, senza se e senza ma (come dicono i nostri politicanti), della musica digitale, di altissima qualità, su supporto fisico. Finalmente sarebbe vero amore…

Non so voi cosa ne pensiate ma io ho già acceso qualche candela beneaugurante.

Viva la Musica, sempre e comunque.